Slovenia, il Piccolo Default dimenticato

Questo post è stato ispirato dalle notizie recentemente pubblicate sul blog nostro amico http://amicidelcampetto.wordpress.com/, che ringraziamo per l’importante contributo e al quale si devono molte delle fonti citate qui. Vi invitiamo a visitarlo per leggere numerose testimonianze dirette sulla situazione in Slovenia, Paese confinante con l’Italia e con il quale abbiamo condiviso momenti storici importanti, ma delle cui attuali sofferenze sembriamo quasi del tutto ignari.

Proteste in Slovenia

Proteste in Slovenia

La Slovenia, un Paese affascinante grande all’incirca quanto la Puglia con una popolazione di quasi 2050000 abitanti, è entrata nell’Unione Europea nel 2004, e ha adottato l’euro nel 2007, dopo essere uscita quasi indenne dai conflitti in Yugoslavia. Presentata al mondo come la “Svizzera dei Balcani”, e spesso portata ad esempio per l’efficienza apparentemente dimostrata nel soddisfare i requisiti finanziari imposti dall’ingresso nell’Unione, la Slovenia vive oggi una situazione di grave difficoltà socio-economica, che l’ha portata sull’orlo del default. Con un tasso di disoccupazione ufficiale stabile all’11%, il PIL diminuito dell’8% nel 2009 a causa di una bolla speculativa e tuttora in discesa, tagli dell’8% agli stipendi dei dipendenti pubblici, il 14% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà, la corruzione imperante sia a livello locale che nazionale, la Slovenia attraversa una fase di crescenti proteste, scoppiate all’inizio di novembre di quest’anno e poi estese a tutte le città del Paese. Sfortunatamente, sembra che molti di noi non abbiano avuto la possibilità di rendersi conto che un nuovo Paese si è aggiunto alla ‘Lista Nera’ dei membri dell’Unione, i famosi PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna e magari pure Irlanda), quelli che, nella vulgata dei media e dei governi di questi Paesi,  nel loro lassismo mediterraneo, stanno trascinando a fondo i laboriosi tedeschi e l’Unione tutta. Forse a causa delle dimensioni del Paese, nonostante confini con l’Italia e ancora ospiti una consistente comunità italiana, rischiavamo di non accorgerci che la Slovenia è ormai sull’orlo del default e che probabilmente sarà uno di quei Paesi che chiederanno aiuto alla BCE, se non fosse stato per qualche trafiletto, per qualche articolo sulla stampa locale, per i soliti ma sempre benemeriti Citizen Media di Global Voices, e per il lavoro di qualche ottimo volonteroso blogger, in particolare Scialuppe come dicevamo, qui e qui.

Franc Kangler, ex sindaco di Maribor

Franc Kangler, ex sindaco di Maribor

Le proteste sono partite all’inizio di novembre 2012 nella città di Maribor, e hanno preso di mira il sindaco corrotto della città, Franc Kangler, chiedendone le dimissioni. Le proteste di fine novembre sono poi degenerate in violenti scontri con la polizia, come si può vedere dalle immagini pubblicate qui, che fatto uso di gas lacrimogeni, cani, cavalli, arresti indiscriminati, mentre il governo progettava l’invio dell’esercito contro i manifestanti, uniti sotto lo slogan “Gotofi So!” (Siete Finiti!). Le proteste si sono poi estese alle città di Ljubljana (la capitale), Koper, Nova Gorica, Celje, Murska Sobota tra le altre, coinvolgendo decine di migliaia di persone. Ai primi di dicembre, la Slovenia ha inoltre eletto un nuovo Presidente, il socialdemocratico Borut Pahor al posto di Danilo Turk. L’affluenza alle urne è stata però molto bassa, sembra attorno al 42% con un numero comunque elevatissimo di schede nulle, a causa del clima di disillusione, sfiducia, rabbia causate dalla recessione.

La corruzione è pane quotidiano in Slovenia, come in molti altri Paesi della regione. Essa è stata protagonista della privatizzazione delle aziende di Stato, alimentata dalle banche, che hanno prestato denaro indiscriminatamente ai nuovi ‘imprenditori’, quando il Paese ha raggiunto l’indipendenza, nel 1992. Oltre ai tagli degli stipendi dei dipendenti pubblici e alla pesante crisi industriale che ha portato alla chiusura di gran parte dell’industria slovena, la scuola e la sanità pubbliche vengono progressivamente smantellate, per cercare di arginare l’indebitamento, con l’incoraggiamento e il benestare dell’Unione Europea.

Dispiace molto vedere come Paesi vicini a noi siano già travolti dalle difficoltà e dalle sofferenze che temiamo debbano caratterizzare il futuro dell’Italia, nonostante qualcuno cerchi di nasconderle o di darle per superate. Dispiace ancor di più non saper nulla di questi nostri vicini, non aver potuto far nulla finora per dimostrare loro solidarietà, o per cercare di capire come mai i Paesi in cui viviamo siano accomunati dalle stesse dolorose vicende, nonostante le notevoli differenze nelle dimensioni e nelle condizioni economiche interne di partenza. Pare di capire, anche in base a considerazioni di recente fatte a proposito di Paesi come l’Albania e la Serbia, e che valgono in generale per buona parte dei Paesi candidati all’ingresso nell’Unione, dove spesso il ‘nuovo sistema’ è già realtà, che il prezzo della stabilità finanziaria e la garanzia della sopravvivenza dell’Unione Europea, istituzione peraltro meritevole, saranno i nostri diritti, le pensioni, lo stato sociale, in particolare la sanità e la scuola. Dispiace soprattutto vedere come ormai l’Europa, intesa come Unione Europea e come insieme dei singoli governi che ne fanno parte, non perda occasione per suggerire, appoggiare, prescrivere provvedimenti in palese e totale contraddizione con i valori che le hanno dato vita.

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