Siria – La mamma di Ayham Ghazzoul

Versione originale: السيدة مريم
di Hassan Abbas, tradotto da Zanzana Blog
Pubblicato su Al-Mudun, 10 febbraio 2013
Ayham Ghazzoul, giovane medico e attivista siriano, è morto, in seguito alle torture subite, mentre si trovava in arresto lo scorso anno, sebbene la notizia sia stata resa nota solo ora. Hassan Abbas, docente e ricercatore attivo anche nell’ambito dei diritti umani, ricorda la sua scomparsa dal punto di vista di sua madre e delle persone che gli erano più vicine. 

Ayham Ghazzoul

Ayham Ghazzoul

La signora Maryam, detta anche Umm Ghassan dal nome del suo primogenito, si siede all’ingresso della stanza che ospita il funerale di suo figlio, martire di appena ventisette primavere. La casa, nella quale si è trasferita a causa dei bombardamenti nel quartiere e il crollo di molti edifici, appartiene a suo fratello, esponente dell’opposizione minacciato d’arresto, che aveva già lasciato il Paese. Era il suo figlio minore, giovane medico di dodici anni più giovane del primo figlio. Raccontano che tutta la famiglia, nonostante il passare degli anni, avrebbe desiderato la nascita di una bambina, sulla quale i genitori potessero riversare tutto il loro affetto e che fosse fonte di serenità per i suoi fratelli maschi. Ma i casi della vita non sempre seguono la volontà delle famiglie, ed era arrivato Ayham.
Ciò che colpisce, nelle foto in cui è raffigurato o nei ricordi che si serbano di lui, è come Ayham sorrida sempre. Era come se la tristezza non potesse farsi strada dentro di lui, come se la voce del destino lo avesse avvertito di quanta tristezza avrebbe lasciato nel mondo dopo la sua morte, chiedendogli di compensare mantenendo sempre il sorriso.
Mi aveva fatto visita in occasione dell’uscita di prigione, dopo il suo primo arresto. Le conseguenze della tortura erano ancora molto evidenti nel suo modo di camminare e nella lentezza dei suoi movimenti. Quella volta, il suo sorriso aveva contribuito a contenere la mia ira, la sua serenità mi aveva fatto vergognare della mia irritazione. Il suo amico mi diceva: dopo ottantasei giorni di prigione lo vedi così, come se non vi fosse mai entrato. Io pensavo: “Ecco finalmente colui che confuterà le parole di al-Tha’labi: ‘Quando dio ha plasmato l’essere umano dal fango, ha fatto piovere su di lui quarant’anni di preoccupazione e tristezza, poi un solo anno di gioia e felicità, per questo nella vita c’è più sofferenza che gioia, più tristezza che felicità'”, e mi sono sentito invidioso, non tanto perché fosse difficile negare quel detto, ma per la sua capacità di mantenere il sorriso, e per la sua ostinazione di fronte alla sofferenza. Anelavo a conoscere il segreto di quell’ostinazione, a scoprirne la fonte.
Al momento del funerale, la signora Maryam sedeva simile a una quercia di montagna, le cui foglie appassite vengono spazzate via dal vento, debole mentre i suoi rami vengono squassati dal vento. Uomini e donne, ragazzi e ragazze vanno e vengono, e la signora Maryam li accoglie con un’espressione limpida, silenziosa, paziente, che nasconde un animo addolorato, timoroso di travolgere i presenti con la sua tristezza.
Quale espressione retorica può descrivere il dolore di una madre privata di suo figlio? La lingua non può che risultare imperfetta di fronte alla “Lacrima della mamma più bella, come un fiore tra tutte le mamme”.
Ragazzi e ragazze riempiono la casa, sono venuti qui sperando che la loro presenza possa donare alla mamma del loro amico caduto la forza di sopportare la disgrazia; lei li ha onorati con il suo vigore, elargendo il profumo della sua profonda umanità. Una ragazza, che ha scelto l’impegno civile come via alla rivoluzione, dice: “Avevo bisogno di vederti prima di scendere in piazza. Chi cercava un sorso di forza morale, fermezza, stabilità, prenda per mano la nostra madre, la madre di Ayham”. Sua sorella, attiva nei soccorsi, afferma: “Ci siamo vergognati delle nostre lacrime. La signora Maryam ci ha detto: ‘Dovete completare quello che avete iniziato, non per Ayham ma per voi stessi‘”. Un’altra ragazza ha detto: “Oggi il sorriso di Umm Ayham oggi ha sconfitto la mia frustrazione, risvegliando il mio ottimismo”.
Ecco dov’era nascosto il segreto di quel sorriso perpetuo, era un sorriso ereditato da questa donna, che sa che può scuotere il mondo con la sola mano sinistra, non con la violenza dell’appello all’omicidio o al suicidio, ma grazie alla sua generosa umanità e alla saggezza determinata dal dolore. Il dolore delle mamme, di tutte le mamme siriane che hanno perso i loro figli in una carneficina, nella quale violenze e delitti si susseguono gli uni agli altri.
Ogni giorno vengono pubblicate nuove statistiche che descrivono l’aumento delle perdite umane, statistiche sul numero dei martiri: martiri della rivoluzione da una parte, dell’esercito governativo dall’altra, il numero delle donne e dei bambini uccisi, quello dei dispersi, degli arrestati, dei feriti…Se mettiamo insieme i numeri di tutte queste statistiche, arriviamo a un numero solo: quello delle mamme che soffrono. Forse la crisi si concluderà con la vittoria di una delle parti che combattono, ma in ogni caso chi perderà saranno le mamme siriane, come la signora Maryam.
Zanzana ringrazia e ricorda con nostalgia il suo professore Hassan Abbas.
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