Il 2012 Anno della Donna Araba?

Versione originale:  2012 The Year Of The Arab Woman e  2012 سنة المرأة العربية

di Octavia Nasr, tradotto da Zanzana Glob

Pubblicato su al-Nahar, 25 dicembre 2012

La giornalista libanese Octavia Nasr, nota tra l’altro per aver dovuto lasciare la CNN a causa delle sue parole di rispetto nei confronti del capo spirituale di Hezbollah, Mohammad Husayn Fadlallah, reinterpreta i fatti del 2012 dal punto di vista delle donne arabe e delle loro richieste di cambiamento

Le prime 15 donne avvocato in Arabia Saudita

Le prime 15 donne avvocato in Arabia Saudita

Quest’anno denso di eventi, ormai prossimo alla conclusione, è stato dominato dal prezzo che i siriani continuano a pagare per conquistarsi la libertà.  Come ci aspettavamo, il presidente Bashar al-Assad ha dimostrato la sua volontà di annegare il Paese in un bagno di sangue, piuttosto che ammettere il fallimento del suo governo nel difendere quella pace e stabilità di facciata, che era riuscito a promuovere per decenni. I siriani hanno di fronte un periodo festivo pieno di sangue, senza indicazioni chiare riguardo a come e quando la crisi possa avere termine. Non si può dire chi sarà al timone quando tutto sarà finito, che forma avrà il Paese, chi sopravviverà tra la popolazione civile per portare avanti la nazione attraverso un processo di guarigione e di ritorno alla prosperità.

La situazione non è altrettanto drammatica in Egitto, ma comunque assai preoccupante e frustrante. Gli egiziani hanno lottato con coraggio per la libertà, abbattendo un dittatore che si era sempre considerato intoccabile; le elezioni hanno però condotto al seggio presidenziale un islamista, con il chiaro compito di implementare l’agenda dei Fratelli Musulmani. Costui si è comportato male, anzi peggio, di Hosni Mubarak, con gli egiziani, in particolar modo nei confronti dei suoi detrattori, avversari e nemici, appena giunto al vertice del potere. Risulta incoraggiante vedere come gli egiziani insistano inesorabilmente per il cambiamento, invece di mettersi tranquilli con le briciole lasciate loro dal presidente e dall’esercito, che si comporta esattamente come il regime, ora caduto, che un tempo serviva.

Octavia Nasr

Octavia Nasr

Se avevamo riposto le nostre speranze per il futuro nel 2012, possiamo ora dire che sono state completamente deluse. Al contrario, l’anno che sta arrivando evidenzia le contese e rende sempre più profonde le divisioni, mettendo in evidenza rischi finora celati.  Una nuova realtà è ormai divenuta chiara per il mondo arabo: la strada per la libertà è lunga, dolorosa, densa di rischi, necessita di coerenza e molti sacrifici.

Nell’oscurità di tutti questi avvenimenti, vi sono stati dei momenti di grande luce, sui quali vale la pena di soffermarsi. La protagonista è la donna araba che, all’inizio dell’anno scorso, pareva la principale perdente del risveglio di questa parte del mondo. Le era stato sottratto il giusto ruolo nella costruzione delle nuove nazioni in cambio dell’impegno profuso per abbattere i tiranni e richiedere il cambiamento.

Durante l’anno abbiamo conosciuto, una dopo l’altra, storie di molte donne che non hanno perso la speranza, continuando a lottare per un futuro migliore, al punto che non avremmo qui abbastanza spazio per nominarle tutte: nonostante le difficoltà, le stelle hanno continuato a brillare, senza mai stancarsi. Nessuna forma di arretratezza o conservatorismo ha potuto ridurle al silenzio o avere la meglio sulla loro forza di volontà.

La Bicicletta Verde

La Bicicletta Verde

Haifa al-Mansour è la prima regista saudita che sia riuscita a girare un intero film all’interno del regno. Ci sono voluti cinque anni di duro lavoro per terminarlo, ed è stato necessario tentare molte strade inesplorate, molte delle quali intraprese a distanza, visto che non era possibile alla regista recarsi sul luogo delle riprese. Tuttavia il film ha riscosso un grande successo in tutto il mondo, ed ha conseguito un premio al Festival del Cinema di Venezia. Il film, intitolato “La Bicicletta Verde”, parla di una ragazzina di circa dieci anni, a Riad, che vuole una bicicletta. La ragazzina è fermamente decisa e si adopera in ogni modo per realizzare il suo sogno, in una società convinta che andare in bicicletta sia un disonore per la donna. Ancor più rilevante è il fatto che il film sia stato girato interamente in Arabia Saudita, e che due delle attrici principali siano saudite.

The Light in Her Eyes

The Light in Her Eyes

Anche due storie provenienti dalla Siria hanno attirato la mia attenzione quest’anno. La prima è quella di Huda al-Habash e della scuola islamica per ragazze dove lavora presso la moschea al-Zahra’ a Damasco, soggetto del film documentario “La Luce nei suoi occhi”. Huda è un’insegnante di religione islamica e Corano per ragazze in Siria che, partendo dalla sua posizione, aiuta le donne a comprendere i loro diritti nell’Islam e a vivere la vita che esso ha in serbo per loro, piuttosto che affidarsi sempre a interpretazioni altrui, per lo più errate. Houda e la sua famiglia hanno lasciato la Siria qualche tempo fa. Come hanno affermato in numerose interviste, si augurano di tornare alla fine della guerra, ma continuano a parlare dell’importanza di aumentare la consapevolezza delle donne, aiutandole a raggiungere il loro massimo potenziale, condizione fondamentale per il successo della società.

La seconda vicenda è quella del medico siriano Raniya Qaddoura, che ha dovuto affrontare un profondo dilemma interiore, risultato delle separazioni avvenute all’interno della sua famiglia e intorno ad essa. Così, opponendo un netto rifiuto alla polarizzazione a cui si è trovata esposta, ha realizzato un video per documentare i suoi sentimenti più profondi, rispetto a ciò che accade nel suo Paese, come ciò abbia influenza sulla gente e come spera che le sue figlie, un giorno, possano comprendere attraverso il film quanto sia stato difficile, per non dire impossibile, rimanere neutrali e sostenere la Siria, piuttosto che sostenere solo una parte, come il presidente Assad o i rivoluzionari.

La Rivolta delle Donne nel Mondo Arabo

La Rivolta delle Donne nel Mondo Arabo

Sul sito di Facebook tre ragazze, originarie rispettivamente di Libano, Palestina, Egitto, hanno creato il movimento “La Rivolta delle Donne nel mondo arabo”. Il loro impegno si è trasformato in rivoluzione quando uomini e donne, di età e origini diverse nel mondo arabo, si sono uniti a loro per sostenere la questione della libertà per tutti, e in particolare la liberazione della donna araba dalla società tribale e dalle tradizioni patriarcali, che si perpetuano da secoli, relegando la donna a un ruolo predeterminato nella costruzione di una società che possa essere vivace e culturalmente attiva.

Quando la giovane blogger egiziana Alia al-Mahdi ha pubblicato alcune sue foto nuda sul suo sito Internet, come forma di protesta contro il governo islamico in Egitto, ha suscitato forti polemiche. Se da un lato molti l’hanno sostenuta, ritenendo che fosse suo diritto esprimere rabbia e ribellione attraverso il corpo nudo, altri hanno emesso delle “Fatwa” condannandola a morte. Le minacce si sono rivelate così serie che ha dovuto lasciare l’Egitto e richiedere asilo politico in Svezia. Di recente, Alia ha pubblicato delle altre foto nelle quali espone la bandiera egiziana di fronte all’ambasciata del suo Paese a Stoccolma, come le parole “La Shari’a non è la Costituzione”, dipinte di rosso sul suo corpo nudo.

Tutte queste donne, simboli della sfida della rivoluzione, hanno dato vita ad iniziative sin un momento di verità rispetto alla loro identità. Quando la tradizione patriarcale soffoca la donna, al punto quasi da sottrarle la sua essenza ultima, in quel momento inizia la rivoluzione. Nulla potrà fermare la donna araba prima che abbia compiuto la sua missione nel modo che preferisce.

L’anno 2012 è il punto di partenza di un percorso ricco di sfide. Possiamo essere sicure che la voce delle donne si solleverà e sarà sempre più evidente d’ora in poi, al punto che il mondo dovrà prestare attenzione.

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2 thoughts on “Il 2012 Anno della Donna Araba?

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