Puoi stare tranquillo, teniamo d’occhio noi tua moglie!

di Badriya al-Bishr, tradotto da Zanzana Glob
Pubblicato su al-Hayat, lunedì 19 novembre 2012
In quest’articolo troviamo alcune considerazioni di Badriya al-Bishr, scrittrice saudita, sull’implementazione, da parte delle autorità del suo Paese, di un servizio che permette al marito di controllare elettronicamente tutti gli spostamenti della moglie.
Velo e controllo passaporti

Donna velata al controllo passaporti

Al termine di quest’articolo troverete un riferimento alla vicenda di una donna, rimasta in piena notte davanti alla porta della caserma di polizia del villaggio di Hafayer, presso Khamis Mushit, dopo che suo marito l’ha tenuta chiusa in bagno per sei giorni, vittima di frustate e maltrattamenti, dandole perfino da bere la sua urina; a un certo punto lei l’ha fatto entrare visto che lui doveva fare la doccia, ed è riuscita a correre alla polizia. La polizia però l’ha lasciata fuori ad aspettare, in attesa, forse, di un miracolo, perché era già successo che suo padre, tutte le volte che era scappata da suo marito e gli era stata riconsegnata, avesse rifiutato di riprendersela. Questa e altre donne in situazioni simili non sembrano persone ma oggetti, abbandonati per strada senza nessuno che se li riprenda, finché il legittimo proprietario non decida del loro destino.

Badriya Al-Amr

Badriya Al-Bishr

Sicuramente troverete qualcuno che giustifichi i responsabili di queste situazioni, sostenendo come minimo che siano presi da questioni più rilevanti. E’ verissimo, visto che ultimamente la Direzione dell’Immigrazione ha svelato di essere stata occupata dall’implementazione di un nuovo servizio, il cui motto è “Teniamo d’occhio noi tua moglie, puoi stare tranquillo”. Mi piacerebbe sapere quanto denaro pubblico sia stato speso per quest’iniziativa. L’intelligente servizio fa parte di un pacchetto di misure che non si limitano al progresso o, per meglio dire, all’arretramento, per quanto riguarda le forme di regolamentazione minuziosa che insidiano la vita privata della donna, ma hanno anche un influsso considerevole a livello pubblico, cosicché ogni segreto che superi entrambi questi livelli si viene a sapere. Il controllo passaporti dell’aeroporto aveva già facilitato le cose al marito o al ‘responsabile’ di una donna, potendo emettere un documento di colore giallo, contenente il permesso il viaggiare per la ‘sorvegliata’ in partenza, senza che ciò comportasse necessariamente la presenza del marito o di un altro uomo responsabile per lei. Tuttavia questo foglio giallo, che ci ha messe in imbarazzo alle frontiere dei paesi del Golfo, dei Paesi arabi e in tutto il mondo, costituisce un precedente, e ha spinto la direzione dell’immigrazione ad ampliare il sistema di controllo, integrandolo di nascosto in quello elettronico, in modo che l’esito della richiesta sia noto soltanto all’impiegato del controllo passaporti, che lo vede sullo schermo del suo computer, e che di conseguenza possa far passare la donna che abbia il permesso, mentre debba richiedere la presenza del marito per quella che non ce l’ha. Tutto questo non sarebbe già abbastanza? No, non lo è. Siamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale e della soddisfazione dei bisogni portata all’eccesso: uno di questi bisogni è quello di un uomo che, stando comodamente seduto in ufficio o al bar, ora possa usufruire di un servizio che lo informi, tramite un messaggio sul cellulare, dove è arrivata la sua protetta, se ha superato il confine saudita, o se lo sta varcando per rientrare nel Paese. Alcuni mariti sono rimasti sorpresi, mentre accompagnavano le loro mogli attraverso la frontiera, dal fatto di essere informati di dove si trovava la loro compagna, e hanno quindi esclamato “Certo, il computer non può saperlo!”.

Consiglio vivamente alla direzione dell’immigrazione di brevettare quest’iniziativa, prima che delle società commerciali possano rubarla, per creare dei canali di comunicazione attraverso valigie e gioielli, per l’invio di messaggi al cellulare del marito con l’esatta distanza percorsa dalla moglie fuori casa.

Questi provvedimenti non vi ricordano quelli imposti ai criminali sottoposti a controllo? In realtà, la polizia non può metterli in atto se non in base a una decisione del tribunale, mentre questo viene offerto al guardiano della donna, come un ulteriore servizio pubblico, senza che l’abbia nemmeno richiesto?

Che una persona sana di mente metta sotto controllo la moglie, che vive con lui una relazione basata sulla reciproca soddisfazione, e non sull’oppressione e la prevaricazione, è segno che la donna è considerata la controparte di un rapporto basato solo su servitù e possesso: se il sovrano si comporta bene, la donna può vivere sicura e tranquilla, ma se si comporta male, le rimane un destino da schiava, deciso da colui che ha facoltà di liberarla o di maltrattarla. Tutto ciò giustifica il fatto che la signora di Hafayer sia stata lasciata fuori dalla caserma senza che le venisse offerto aiuto; prima di terminare, mi rivolgo al nostro comitato e all’associazione per i diritti umani, dicendo: “So che non potete far nulla, ma sarebbe utile anche solo dire una parola, in segno di solidarietà invece di tante dichiarazioni a distanza”.

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2 thoughts on “Puoi stare tranquillo, teniamo d’occhio noi tua moglie!

  1. Grazie Unarosaverde. Non credo la vedremo, quella mi sembra rimanga una questione aperta anche in contesti come il nord Europa, dove il rispetto reciproco e le opportunità reali raggiungono livelli molto più alti di quelli ai quali siamo abituati. Spero però intanto che l’incattivirsi delle società europee non soffochi le nostre aspirazioni a continuare nel percorso che abbiamo già iniziato, e a sostenere altre donne che si trovino in situazioni più ardue.

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