Dieci cose che dovreste sapere su Gaza

Versione originale: Ten Things You Need To Know About Gaza

di Mehdi Hasan, pubblicato il 16 novembre 2012 su Huffington Post UK

Tradotto da Zanzana Glob, segnalazione di Vittoria, Andrea

Mentre i militanti palestinesi a Gaza lanciano missili contro Israele, e l’esercito israeliano bombarda la Striscia come forma di ‘rappresaglia’, ecco dieci cose che dovreste sapere su Gaza.

L'insopportabile realtà di Gaza

L’insopportabile realtà di Gaza

1) “PRIGIONE A CIELO APERTO”

David Cameron ha definito Gaza  un “campo di prigionia” e “Una specie di prigione a cielo aperto”. Un milione e settecentomila palestinesi vivono stipati in 225 chilometri quadrati, rendendo Gaza una delle zone più affollate al mondo.

Israele, dopo aver ritirato le truppe e gli insediamenti dalla Striscia nel 2005, continua a controllare il suo spazio aereo, le acque territoriali, i valichi di frontiera (ad eccezione ovviamente, del confine di terra tra Gaza e l’Egitto).

2) LOTTA (IN)GIUSTA

Secondo l’associazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, durante l’ultimo conflitto tra Israele e Hamas, detto operazione “Piombo Fuso”, iniziato a dicembre del 2008, sono stati uccisi 762 civili palestinesi, inclusi oltre trecento bambini, rispetto a tre (sì, tre!) civili israeliani.

Sembra di vedere una sproporzione simile nel massacro che avviene ora: “Mercoledì 14 novembre sono stati uccisi più palestinesi a Gaza, che israeliani a causa di proiettili palestinesi negli ultimi tre anni”, scrive l’attivista americano-palestinese Yousef Munayyer sul sito Internet di  Daily Beast .

3) “PUNIZIONE COLLETTIVA”

Come mai ci odiano, chiedono di solito gli israeliani? Gaza è sotto assedio da gennaio 2006, dopo che i suoi residenti hanno osato eleggere un governo guidato da Hamas attraverso elezioni libere e regolari. Il successivo blocco economico imposto alla Striscia dal governo israeliano ha impedito del tutto ai residenti della Striscia di importare, tra gli altri, coriandolo, zenzero, noce moscata e perfino i giornali.

La maggior parte degli avvocati internazionali, come anche il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CIRC), ha dichiarato illegale il blocco, secondo il diritto umanitario internazionale; nel 2009, un comitato delle Nazioni Unite, guidato dal giudice sudafricano Richard Goldstone, che si dichiara egli stesso sionista, ha accusato Israele di imporre “Un blocco che si configura come una punizione collettiva”.

4) “A DIETA”

Nel 2006, Dov Weissglass, allora capo dello staff del primo ministro israeliano Ariel Sharon ha sintetizzato l’approccio del suo governo a Gaza e ai suoi residenti, confessando: “L’idea è di mettere a dieta i palestinesi, non di farli morire di fame”.

Solo retorica? Non proprio. Nel 2008, gli ufficiali israeliani responsabili delle limitazioni di ingresso a Gaza per il cibo e  i beni di prima necessità arrivarono al punto di “Calcolare quante calorie servano per evitare un disastro umanitario nel territorio palestinese ormai impoverito, secondo un…documento militare non classificato”.

5) CRESCITA COMPROMESSA

Circa il 10% dei bambini esposti al fuoco a Gaza hanno visto la propria crescita compromessa a causa della prolungata esposizione alla malnutrizione. “La condizione di malnutrizione cronica non migliora e sta semmai peggiorando” conclude l’Organizzazione Mondiale della Sanità a maggio di quest’anno.

6) SENZA LAVORO E SENZA SPERANZE

Il tasso di disoccupazione a Gaza è del 28% , e arriva al 58% tra i giovani tra i venti e i ventiquattro anni, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica palestinese.

7) BAMBINI IN CONDIZIONI DI STRESS

Un bambino su cinque a Gaza soffre del Disturbo Post-Traumatico da Stress, secondo lo psichiatra palestinese Dr Eyad El-Sarraj, più volte premiato. (Va detto che oltre la metà degli abitanti di Gaza hanno meno di diciott’anni).

8) AMMAZZARE I PROPRI ‘CONTRACTORS’

L’escalation di violenza di questa settimana ha preso via in seguito all’assassinio da parte di un drone israeliano del comandante militare di Hamas Ahmed al-Jabari; l’esercito israeliano ha detto che Jabari era un terrorista con le mani “sporche di sangue”. Tuttavia, come ha affermato Aluf Benn, caporedattore del quotidiano israeliano Ha’aretz, pointed out: “Ahmed Jabari era un contractor, con il compito di mantenere l’ordine voluto da Israele a Gaza…Israele aveva richiesto a Hamas di osservare la tregua nel sud, e di fare in modo che le molteplici organizzazioni armate della Striscia di Gaza le rispettassero. L’uomo incaricato della realizzazione di questa politica era Ahmed Jabari… Jabari era a fianco di Israele anche nelle negoziazioni per il rilascio di Gilad Shalit; era colui che ha assicurato che il soldato prigioniero tornasse a casa sano e salvo, e che era stato testimone del suo rilascio lo scorso autunno”.

Secondo l’attivista israeliano per la pace Gershon Baskin, Jabari era “Il personaggio chiave dalla parte di Hamas” , responsabile del mantenimento della calma all’interno della Striscia e l’ufficiale che poteva “imporre” il cessate il fuoco “su tutte le le altre fazioni e su Hamas”. Ottimo lavoro, IDF!

9) POVERI ABITANTI DI GAZA, LETTERALMENTE

Un recente rapporto delle Nazioni Unite dimostra che l’80% delle famiglie della Striscia ricevono qualche forma di assistenza finanziaria e che il 39% di loro vive sotto la soglia di povertà.

10) IL 1948 E TUTTO IL RESTO

A Gaza due palestinesi su tre – più di un milione di persone! – si definiscono rifugiati; la maggioranza di questi sono rifugiati del 1948, non del 1967, fuggiti verso la Striscia durante la “Pulizia Etnica” del 1948 e non in seguito alla Guerra dei Sei Giorni e alla successiva occupazione. Quindi, tragicamente, anche una soluzione binazionale, basata sui confini precedenti al 1967 , non renderebbe giustizia a questi palestinesi in particolare.

 

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