Crisi siriana: aumentano i contrasti tra gruppi ribelli salafiti e laici

Versione Originale: Syria crisis: Discord grows between Islamist and secular rebels
Articolo di Lina Sinjab, tradotto da Zanzana Glob, segnalazione di Farid
BBC News, Damasco
25 Ottobre 2012

Umm Ahmad era stata la prima donna a unirsi alla protesta a Douma, città alla periferia orientale di Damasco.
Ha 22 anni e Umm Ahmad non è il suo vero nome, ma nessuno vuole dire il proprio nome di questi tempi in Siria.
Porta il velo sotto una giacca rosa, si accende una sigaretta e ricorda i primi giorni del movimento.
“Andavo a bussare alle porte delle altre donne per incoraggiarle a scendere il piazza”, dice. Sebbene Umm Ahmad sostenga di essere un membro del movimento conservatore salafita, lei e le sue compagne non protestavano per chiedere uno Stato governato dalla Shari’a. “Scendevamo in piazza per chiedere libertà, democrazia, uno Stato di diritto”, spiega.

Scarsa Unità

Umm Ahmad è stata in prigione, e ora vive nascosta dopo essere entrata nell’Esercito Siriano Libero (ESL), sostenendo che “L’unica strada che abbiamo di fronte è combattere il regime con le armi”. Si è unita alle fila della brigata rivoluzionaria Ghouta, parte del consiglio militare della periferia di Damasco, alla quale
fornisce supporto logistico. “Sono entrata nel gruppo rivoluzionario Ghouta perché non ha un nome islamico conservatore, a differenza delle altre brigate in giro per il Paese”, spiega. La periferia orientale di Damasco, nota come Ghouta orientale’ è stata sempre considerata una zona conservatrice, nella quale è difficile
incontrare donne non velate. Questo vale soprattutto per Douma, una città di circa 800000 abitanti. Douma è stata testimone delle prime manifestazioni anti Assad, nel marzo 2011, soltanto una settimana dopo che le proteste, scoppiate nella città di Daraa, erano state soffocate dalle autorità. Il 24 marzo, le persone che manifestavano a Douma non erano soltanto abitanti della città, ma studenti di tutto il Paese, di religione e provenienza sociale differenti. Si erano incontrati presso i dormitori dell’Università ed erano poi andati a manifestare insieme. Ora però la situazione appare molto differente. “Ci sono molte brigate dell’Esercito Siriano Libero a Douma, ma il più delle volte non sono coordinate fra loro”, sostiene Umm Ahmad. “La più potente e organizzata è Liwaa al-Islam. Sono quelli con più fondi e più armi”.

I tribunali Islamici

Liwaa al-Islam è un gruppo conservatore che applica la legge islamica, proprio quello che molti in Siria, anche nell’opposizione, non vorrebbero proprio vedere. “Hanno organizzato un tribunale islamico e perseguono chiunque sia sospettato di essere una spia del regime o di fare parte delle forze di sicurezza. Nella maggior parte dei casi vengono poi uccisi”, sostiene Umm Ahmad.
Liwaa al-Islam riceve la maggior parte dei fondi dall’Arabia Saudita, soprattutto da siriani che vivono in quel regno. Si dice anche che abbiano sottratto delle armi alle forze del regime. Abdulwahed, vicino al gruppo, si è da poco unito all’ESL dopo che la sua casa è stata distrutta da un bombardamento governativo. “Non abbiamo niente da perdere, dobbiamo combattere e speriamo soltanto che dio ci aiuti ad abbattere questo regime”.Quando gli viene chiesto se verrà imposta la legge islamica, non ci trova nulla di strano. “Ora gli islamisti hanno giudici che si possono occupare di tutti i casi, e non uccidono più i prigionieri, ma li consegnano al tribunale islamico”. Tuttavia, i gruppi dell’opposizione sono sempre più preoccupati riguardo alla potenziale diffusione dell’estremismo sunnita, in un Paese dalla composizione religiosa molto variegata. “I ribelli che rifiutano di portare la bandiera di al-Qaida e che non hanno un’ideologia estremista ricevono pochi soldi”, continua Umm Ahmad, “Sono di fede salafita ma non condivido l’ideologia estremista che è stata imposta ai siriani dai sauditi. Temo però che questi avranno la meglio in Siria”.
Queste sono le paure di una donna salafita dell’opposizione. La preoccupazione è ancora maggiore tra gli oppositori politici laici. “La violenza non ci ha portati da nessuna parte”, afferma un attivista dell’opposizione, di orientamento laico, che ha lavorato sui tentativi di cambiamento con mezzi pacifici. “I diversi attori politici della regione stanno manipolando la nostra rivoluzione e armano soltanto chi è disposto ad accettare un’ideologia radicale”.

Paura dell’estremismo

Il governo siriano da tempo mette in guardia i suoi sostenitori e tutto il mondo riguardo a questo pericolo. Fin dall’inizio della crisi, il regime sostiene che siano i salafiti e i gruppi estremisti a minacciare lo Stato laico, mentre il regime lo sta proteggendo. Di recente, ha iniziato a parlare della presenza di al-Qaeda in Siria,
e di jihadisti stranieri che si recano nel Paese per commettere azioni terroristiche. Quello che era inizialmente soltanto uno spauracchio del regime è divenuto una realtà, con elementi di al-Qaeda e jihadisti stranieri che combattono in Siria.
La cosa preoccupa anche i governi occidentali che vorrebbero la caduta di Assad. Mark C. Toner del Dipartimento di Stato Americano ha dichiarato alla BBC: “Siamo stati molto espliciti sulle nostre preoccupazioni che la situazione creata dal governo siriano possa favorire i gruppi estremisti, impegnati a sfruttare la situazione e a cercare di guadagnare terreno. Siamo chiaramente dalla parte della non-violenza. Vorremmo vedere l’opposizione siriana dar luogo a una transizione politica pacifica, alla quale va tutto il nostro supporto”.
Per il momento però, non ci sono segnali di un qualsivoglia impegno per realizzare tale esigenza. Nel frattempo, i Paesi del Golfo, alleati degli Stati Uniti, sono ritenuti responsabili del finanziamento ai gruppi estremisti.
“Quelli che fanno parte dell’ESL e che rifiutano di seguire l’ideologia islamista radicale non hanno armi a sufficienza”, riferisce l’opposizione laica. “A volte non hanno nemmeno abbastanza soldi per mangiare”.

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One thought on “Crisi siriana: aumentano i contrasti tra gruppi ribelli salafiti e laici

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